Risultati contest: Terza nel The Best Contest e vincitrice del premio Miglior San Pietroburgo Drammatica nel Le notti bianche di San Pietroburgo

Giorni fa sono usciti i risultati di due contest a cui ho partecipato. Il primo si è tenuto su Facebbok nel gruppo Io scrivo su EFP, l’altro sul Forum di EFP. Sto ancora gongolando perché non mi capita spesso né di arrivare sul podio né di vincere alcunché. Devo dire che sono rimasta piacevolmente soddisfatta per entrambi! Non me l’aspettavo 😛 

Il The Best Contest indetto sul gruppo Io scrivo su EFP da Tomocchi era aperto a sole oneshot (ovvero storie composte da un solo capitolo) di massimo 8mila parole, solo originali (quindi niente fanfiction), e prevedeva un tetto massimo di dieci partecipanti.

Il tema: “Il meglio di voi. La storia più bella (la Os, pardon) che avete mai pubblicato e che considerate la migliore rispetto ad altre. So che ne avete, una, proprio lì, che vuole essere letta. Giusto?

Devo dire che è stato molto difficile scegliere cosa far partecipare, perché per me 8mila parole non sono così tante come sembrano e quindi ho dovuto scartarne qualcuna, invece di scegliere semplicemente quella che mi piace di più. La scelta è ricaduta su Il bisogno di sentirsi vivi, scritta e pubblicata a febbraio 2014.

A Bonhem da anni scompaiono persone e non vengono più ritrovate. Le malelingue danno la colpa a Vassil, un ragazzo di quasi trent’anni che vive in una piccola casa su una collina. Dicono che è un vampiro, che ha gli occhi rossi e tutti hanno paura di lui; ma Vassil è un ragazzo gentile, educato e vive in abbandono per espiare le sue colpe. Nessuno conosce la sua vera storia.

Sentivo di aver bisogno di un nuovo parere su questa storia e, alla fine, sono felice di averla fatta partecipare 🙂

Riporto una parte della mia valutazione (per intero la si trova qui):

Lo stile c’è, l’espressività pure: l’inizio intriga, ti prende, ti spinge ad andare avanti – inoltre, ho apprezzato molto quel pezzo, il titolo e poi la ripresa della storia, sembrava un film! – e anche come procedi è tutto ben chiaro al lettore ma con quel pizzico di mistero per cui non si capisce bene di che natura sia Vassil. Qualche punticino lo tolgo perché ci sono molti stacchi e salti temporali un po’ sbrigativi – che ribadirò nel punto successivo – e ci sono un paio di frasi in cui non comprendo bene chi parla, come ad esempio questa:
“Tua madre…” non riuscì a dire nient’altro, prima di andarsene dalla cucina e lasciar perdere il pranzo.
Non mi è chiaro chi abbia parlato, se Vassil o Anton. Pensavo Anton, ma non so se avrebbe senso che lasci perdere tutto e vada – mentre Vassil non penso che chiederebbe di sua madre. Insomma, non mi è chiaro – forse sono tonta io ^^’
Di Vassil hai sviluppato bene le sue paure, ciò che teme ce lo ricordi costantemente, e anche il fatto che l’abbandono lo abbia segnato, rendendolo un ragazzo chiuso verso gli altri. Comprendiamo che abbia paura di ferire e di se stesso, sentiamo la sua ansia. Di Anton sappiamo che è alla ricerca della verità e che ascolta e osserva. Quello che guasta un po’ e che poi diventa il perno della storia è l’amore che si sviluppa tra i due. Non ci sono particolari descrizioni a parte il fatto che ci scappa il bacio e qualche carezza – ma più che Vassil (di cui sappiamo che apprezza la compagnia dell’altro, che ha qualcosa di diverso e che lo fa sentire normale dopo tanto tempo) è di Anton che ci manca quel pizzico di introspezione in più per farmi capire fino in fondo il suo desiderio di stare con l’altro e di proteggerlo.
Hai invece descritto bene i paesani che si fanno riguardi, che sono curiosi ma troppo, passami il termine, “bigotti” e di mente ristretta per capire quel ragazzo e aiutarlo. Anche i due aiutanti li trovo umani: sospettosi, convinti che le voci abbiamo un fondo di verità più grande di quello che sembra.
Mi è piaciuta davvero moltissimo! L’ho letta volentieri e con crescente curiosità, fino alla fine col fiato sospeso. Mi sarebbe piaciuto molto leggere di più su Anton e Vassil, ma la loro relazione di baci e carezze mi ha comunque fatto tenerezza – anche perché il punto principale non era quello e hai fatto bene x° – ; insomma, mi piacciono storie di questo tipo con un pizzico di soprannaturale, di casi umani e di mistero e indagini.


Le notti bianche di San Pietroburgo indetto da Primavere rouge invece si è tenuto sul Forum di EFP e adesso lo si trova chiaramente tra i contest scaduti, nella sezione dedicata alle sole originali. Era aperto a storie edite e inedite, oneshot o raccolte fino a un massimo di 20 pagine o 15mila parole (la cosa già mi piaceva di più XD). Tra i temi proposti, io ho scelto quello Drammatico/Introspettivo: “sezione eterogenea, qui potete scrivere di temi forti, intensi. Rispetto alle altre sezioni i confini sono molto più sfumati, perché possono contenere qualunque tema. Non voglio mettervi paletti, diciamo che se volete scrivere una storia che non rientra perfettamente nei generi sopracitati e che abbia quel ne sai quo di introspettivo (che sia una denuncia, un semplice sfogo o uno spaccato lirico e/o drammatico) potete inserirla qui. Temi difficili o scomodi o che tocchino il cuore.” Diciamo che con San Pietroburgo mi era difficile pensare a qualcosa che non fosse drammatico °-°

Per il contest ho scritto против мира – Contro il mondo:

Irina e Marlena si sono conosciute a dodici anni e non sono più riuscite a separarsi; innamorate, credevano che mai niente avrebbe potuto separarle. Purtroppo la Russia si stava preparando per un grande cambiamento che avrebbe ostacolato le vite delle persone lgbt, in prima linea San Pietroburgo.

«Cosa facciamo se ci scoprono?».
«Non ci scoprono».
«Ma se succede… Cosa-».
«Fa’ finta che siamo grandi amiche».
«Io non bacio le mie amiche».
«Non mi baciare».

Riporto una parte della mia valutazione (completa qui):

Venendo allo stile, mi è piaciuto come hai scritto la storia, in maniera semplice, ma non semplicista, fluida e scorrevole, descrivendo la città con pochi, ma incisivi tocchi, così come le emozioni delle protagoniste. La scelta di inframmezzare la loro scena più intima (e quel che viene dopo) con il discorso che poi si saprà fatto da Marlena è azzeccata e coinvolgente.
Per la voce “originalità” ovviamente non intendo originalità dell’idea, altrimenti nulla sarebbe originale, dato che ormai tutto è stato raccontato ^^ Intendo più che altro il modo in cui viene sviluppata una storia perché anche un cliquè trito e ritrito può essere interpretato in modo innovativo e personale. Tu racconti una storia più comune di quanto si pensi, lo hai fatto in modo sensibile e delicato, ti assicuro anche che non si sente il tuo disprezzo di voce narrante, perché hai lasciato parlare i tuoi personaggi, astenendoti da un giudizio che arriva semmai da loro, da quel che subiscono e provano loro. Non ho trovato le cose forzate e scontate pur muovendoti da vicende come dicevo, ahimè, comuni. Diciamo che in sé la storia non brilla per originalità, ma non è banale.
La narrazione è scorrevole, poi ogni indizio lasciato (l’ostilità del fratello di Marlena per esempio) ha il suo perché nello sviluppo finale. Forse il finale è un po’ “pilotato” per suscitare un certo tipo di emozioni, però non sei andata sopra le righe, anzi, sei stata parecchio amara e realistica nell’ultima parte in cui si vede Marlena che mente sul proprio orientamento. Riguardo i personaggi, li ho trovati ben fatti nei limiti, un tantinello troppo “buoni” (loro due contro il mondo, per l’appunto) nel senso esenti da sfumature più variegate, ma questo non ha troppo inficiato la loro resa ed era in funzione dello scopo della storia, alla fin fine.
La città è utilizzata bene: in un certo senso diventa anch’essa protagonista o meglio l’antagonista. Richiedevo per il bando proprio delle storie che non utilizzassero l’ambientazione come mero sfondo. Più attenzione all’aspetto descrittivo e avrei messo un punteggio più alto, ma comunque sono rimasta molto soddisfatta nel leggerla perché, per l’appunto, sei riuscita a darle un ruolo, una voce.
Ho apprezzato particolarmente il realismo: la fine è una doccia fredda, ma optare per una scelta più lieta a mio parere avrebbe vanificato il senso della storia, che è sostanzialmente di denuncia, e credo che tu non abbia voluto fare sconti proprio per questo motivo. Il momento più triste è stato quando Marlena dice alla madre che Irina era un’amica. In quel punto ho sentito tutto, tutta l’oppressione, tutta la costrizione e la paura della protagonista. Triste, vero, fa riflettere senza calcare sul sentimentalismo.

Trovate la mia risposta nella stessa discussione. Infine, ho vinto il premio come Miglior San Pietroburgo Drammatica e per me vale tantissimo, ci tenevo e non me lo aspettavo 🙂
E questo è il banner realizzato dalla bravissima Yuko Chan.

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E niente, sono felice ❤

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