Ciò che conta è la fantasia

Quando a scuola c’era da scrivere un tema ero sempre molto felice perché non solo non lo consideravo un compito in classe, e quindi non difficile e mi rilassavo, ma anche perché mi piaceva scrivere. In fondo mi piaceva tanto, ma non lo dicevo a voce alta perché alle mie maestre piaceva ciò che leggevano. Maestra Paola era sempre entusiasta quando riceveva i miei temi. Tuttavia, il foglio era sempre zeppo di segni con la penna rossa. Io ero testarda (no, lo sono ancora) e ignoravo quei segni, mi limitavo a gongolare perché alla maestra piaceva ciò che avevo scritto. Ovviamente non lo andavo a dire a nessuno che ero assurdamente fiera e soddisfatta di me, ma accidenti se lo ero.
Forse ritenevo giusto essere fiera di me solo in privato e non mi azzardavo a dire che scrivere quei temi mi piaceva proprio perché erano zeppi di segni con la penna rossa. Dopotutto, forse non lo dicevo a voce alta (solo) perché da bambina pensavo che se piaceva alle maestre io dovevo odiarlo; ho un’altra chiave di lettura, adesso. Sapevo di fare tanti errori e che non ne sarei dovuta andare fiera. È buffo, perché se ci penso, credo di non pubblicizzare troppo in giro ciò che scrivo per la stessa ragione: so di scrivere male. Questo blog è una sfida.
Ci ho pensato dopo aver letto un articolo interessante che mi ha fatto tornare indietro con gli anni, a quando indossavo il grembiule blu e il fiocco verde, ovvero quando frequentavo le scuole elementari. La mia maestra è un po’ svampita mi ha fatto tornare in mente quella fierezza taciuta. Mi ha fatto ricordare che in fondo ciò che conta è il succo, è l’idea, è la fantasia. Il resto si impara.

Riporto qui l’articolo di Manuela Salvi che, guardate un po’, è scrittrice.

All’inizio si ipotizzò che la mia maestra fosse un po’ svampita.
Metteva sempre Bravissima ai miei temi, eppure quando mia madre andava a leggerli, trovava un sacco di errori.
La prima volta pensò che la maestra fosse distratta.
La seconda pensò che magari non vedeva bene, visti gli occhiali che portava.
La terza le telefonò per capire come mai non sottolineasse gli evidenti errori di grammatica che facevo nei miei temi. E lei le rispose:

“Signora, non lo faccia. Sua figlia quando scrive ha una grande fantasia, scrive di getto e con entusiasmo, se le facessimo notare gli errori potrebbe bloccarsi. Così invece si correggerà da sola man mano che studieremo la grammatica, senza perdere il piacere della scrittura”.

Quella maestra è diventata nel tempo una di famiglia, presente in ogni occasione speciale come una nonna saggia a cui dobbiamo tanto.
I suoi Bravissima mi hanno sproporzionatamente aiutata a non perdere il piacere della scrittura. Al punto che la scrittura è diventata la mia vita.

E io spero che questa storia possa servire a tanti adulti che hanno paura degli errori dei bambini.

E io invece spero possa servire a voi che leggete qui per caso e anche a me. Maestra Paola era bravissima (anche se mi ha sgridata parecchio, come dimenticare, non ero certo la prima della classe) e forse anche troppo, era armata di tanta pazienza, però non conosceva questo segreto. Credo insegni ancora; chissà se lo ha imparato.

me

                          Faccina in grembiule. Non ero adorabile?

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