Dobbiamo andare avanti

La notte del 13, o mattina del 14 diciamo, io ero ancora sveglia. Sistemavo l’ennesimo capitolo e sapevo che ne avrei avuto almeno per le quattro, come da un bel po’ di tempo a questa parte. Per distrarmi, ho aperto Facebook. Scorro la home per riposare gli occhi e la testa, lo faccio spesso. Solo che, l’altro giorno, ho letto il mondo cadere a pezzi. Ho letto le notizie sugli attentati di Parigi e tutto si è fermato. Ero scioccata, arrabbiata, impaurita. Non saprei nemmeno descrivere tutto quello che ho provato. Ed è stato ancora più sconvolgente quando poi lessi messaggi di “politici” di infima categoria che, come scrisse giustamente Fiorella Mannoia ore dopo, hanno iniziato a fare campagna elettorale sui corpi ancora caldi.
Ieri sera ho provato a scrivere un articolo sensato sull’argomento ma non avevo parole, tanto è vero che, su Facebook, mi sono limitata per tutto il giorno a condividere i pensieri di altri che coincidevano con quello che avrei voluto dire io.

Ho finito per stare male. Credo che, un po’ come tutti, io sia stata male soprattutto per la paura che possa un giorno succedere anche qui, che possano morire persone a cui tengo. Credo sia un pensiero normale, perché la Francia è a due passi da noi. E, un po’ come tutti, credo, sono stata male al pensiero di non poter fare niente. Non potevo certo impedire ciò che è stato e non posso impedirne un altro. Non sono un capo di Stato, né un’eroina stile fumetto. L’idea di essere impotente di fronte a tanto schifo e terrore è una cosa che… A volte mia madre mi ripete che non posso controllare il mondo e capisco queste parole un po’ di più.

È una cosa che ti sconvolge dentro; sono morte davvero tante persone, per qualcuno che ha deciso semplicemente che doveva essere così. E, quando ti appresti a fare qualcosa, qualsiasi cosa, pensi a cose del tipo “magari anche loro avrebbero voluto vederlo e lo stavano aspettando”, “magari anche loro volevano farlo”, “magari alcuni di loro erano scrittori”, “magari qualcuno avrebbe voluto diventare questo o fare quest’altro”, “chissà cosa o chi hanno lasciato”, “chissà chi sarebbero diventati, un giorno”.

Tra la tristezza derivata da tale massacro, lo schifo ha raggiunto l’apice più alto quando il social si è riempito di ipocrisia e ignoranza becera. Prendersela con gli immigrati tutti e soprattutto con i rifugiati è la cosa più meschina che c’è. Prendersela con i musulmani solo perché chi ha fatto questo è musulmano è idiota, oltre che ingiusto.
I rifugiati arrivano qui proprio per scappare da situazioni come quella di Parigi. Con l’unica differenza che, da dove vengono loro, succede tutti i giorni. Invece di accoglierli imparando cosa significa, incitano a chiudere le frontiere.
I terroristi erano musulmani, ma i musulmani non sono tutti terroristi. Non è la religione a fare il terrorista, così com’è vero che se entro in un centro commerciale a rubare gridando “Gesù Cristo è grande” non commetto un furto cattolico, ma un furto (è un esempio, sono agnostica).
Un’altra cosa che ieri mi ha fatto pensare parecchio, e qui riprendo un po’ il concetto spiegato sopra secondo cui è normale avere paura perché è successo a due passi da noi, e qui mi sono sentita “sporca”, è che Parigi non è stato l’unico luogo colpito, quella notte. Beirut ha subito un duro attentato proprio come Parigi, ma non ho sentito un telegiornale parlarne, e perfino Facebook ha lanciato la foto profilo con i colori della bandiera francese, dimenticando il resto. Con questo non voglio dire che non bisogna essere tristi per ciò che è accaduto in Francia, davvero, ma di non passare oltre alla altre vittime solo perché sono più distanti da noi.

Prima di chiudere, vorrei dire che un’ultima cosa: ciò che i terroristi vogliono è proprio quello che suggerisce la parola, provare terrore. Vogliono vederci spaventati, vogliono che ci pieghiamo a loro, e allora no… come ha scritto ieri Saverio Tommasi (che riporto sotto), giornalista, è bene che noi non dimentichiamo, ma che andiamo avanti con le nostre vite. Senza paura.

Come ho fatto su Facebook, essendo priva di parole sufficienti, condivido qui i pensieri di altri.

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“Il più grande genocidio della storia contemporanea è stato commesso in Ruanda nel 1994, parliamo di 800.000 morti in un massacro perpetrato dagli Hutu, di fede cattolica. Il Vaticano, ovviamente, trasferì i criminali cattolici in Europa per proteggerli. Fra questi Padre Athanase Seromba che fece demolire con le ruspe la sua chiesa in cui aveva rinchiuso 2.000 persone, promettendo loro rifugio. Dopo la strage i monaci cattolici lo aiutarono a fuggire, cambiò nome e se ne venne a fare il sacerdote a Firenze.
Poi abbiamo l’Uganda, dove l’Esercito di Resistenza del Signore, gruppo ultra-cattolico, ha ucciso circa 20.000 persone. Sono stati accusati di crimini contro l’umanità, massacri, rapimenti, mutilazioni, torture, stupri e messa in schiavitù a fini sessuali. Anche in centro Africa i massacri per mano dei cristiani sono numerosi, uno su tutti quello attualmente in corso degli anti-Balaka, ma non è certo una novità, basti pensare alle stragi dei Cristiani Maroniti ai danni dei musulmani palestinesi e libanesi a Karantina (1.500 vittime civili) o a Tel al-Zaatar (3.000 vittime civili), così come il noto massacro di Sabra e Shatila in cui furono torturati, massacrati e uccisi 3.500 rifugiati palestinesi dalla milizia cristiana. Ci sono molte foto di cattolici che brandivano crocifissi durante i massacri.
Ricorderete poi tutti Anders Behring Brevik che nel 2011 uccise 77 persone, autoproclamandosi “Salvatore del Cristianesimo”.
E rammentate Eric Robert Rudolph? Membro del movimento ultra-cattolico “Christian Identity”, fece un attentato alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996 con 111 feriti ed un morto, piazzò tre bombe in altrettante cliniche per aborti nel 1997, un’altra in un bar per lesbiche.
Impossibile non ricordare Jasenovac, il lager gestito dai francescani, terzo campo di concentramento per dimensioni dopo Auschwitz e Buchenwald, fu teatro di massacri ad opera degli Ustasha contro le etnie non croate e non-cattoliche dello Stato Indipendente di Croazia. Vi trovarono la morte almeno 700.000 innocenti.
Notevole anche Scott Roeder, che nel 2009 uccise George Tiller, medico abortista, addirittura durante la funzione religiosa della domenica. Stessa sorte toccò al medico Bayard Bitton, ucciso dall’estremista cristiano Reverendo Paul Jennings Hills, anche se il più noto in questo campo è James Charles Kopp, un vero serial killer di medici abortisti. Tutti più o meno legati al movimento terroristico “Army of God”.
E niente, mi stavo chiedendo:
1) Dove posso trovare un libro di Oriana Fallaci sull’argomento.
2) Se, con quel ragionamento sui musulmani, non sarebbe il caso di espellere tutti i cattolici dall’Italia.”

[cit]

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