Firebird: un viaggio fra le dimensioni alla ricerca della verità

 

Il mio primo romanzo letto nel 2016 è Firebird – La caccia (A thousand pieces of you). È uscito a settembre delle scorso anno e volevo leggerlo da un po’; presa dall’ispirazione, ho iniziato a leggerlo martedì notte e non riuscivo più a staccarmici, tanto che sono andata a letto alle cinque e mezza e l’ho finito la sera dopo, tardi anche se mi mancava meno della metà perché mi facevano malissimo gli occhi (e la testa, che avevo dormito poco). Purtroppo non posso leggere tanto a lungo che mi fa male, ma quando qualcosa mi prende così tanto si fa davvero fatica a lasciarlo!
Infatti, questo primo volume della nuova trilogia di Claudia Gray mi ha fatto impazzire! Tuttavia, nonostante mi sia molto piaciuto, devo dire che alcune cose mi hanno “stonato” un po’, mentre altre sono state davvero prevedibili 😛
Ne parlo meglio di seguito e occhio agli spoiler! Consiglio la lettura di questo articolo solo a chi ha già letto il libro, perché non metterò freni!


A-Thousand-Pieces-of-You

Prima di tutto, volevo andare controcorrente ai pareri generali letti in rete per quanto riguarda la copertina: nonostante mi piaccia molto la scelta italiana, e apprezzo che abbiano lasciato il tema di quella originale, quella originale appunto mi piace di più, anche se il bianco non mi fa impazzire. Mi piace di più perché rispecchia una caratteristica della protagonista, ovvero la pittura: sembra una macchia di colore, una tela, e la trovo azzeccatissima *-*

In secondo luogo, quella italiana mi piace molto per il titolo Firebird, ma non posso dire lo stesso per La caccia. Inizialmente infatti sembra proprio che due dei tre protagonisti principali abbiano iniziato questo viaggio alla caccia di un traditore, ma infine tutto prende una piega molto differente e boh, insomma, non sembra rispecchiarlo più.

Parlando di un aspetto più generale, adesso io non so se è proprio così lo stile dell’autrice o se la traduttrice ci abbia messo del suo, ma ci ho messo un po’ ad abituarmi al ritmo e alla forma. Le parentesi. Odio le parentesi in un testo narrato che non sia matematica o altre eccezioni, non le soffro, ma ci ho fatto il callo. Poi, ma questo è senza dubbio un mio Firebird cover  _zpsaih1kbtflimite, non amo la narrazione in prima persona, quindi è stato un po’ difficile farmi catturare dalla lettura, se lo aggiungo a un inizio non proprio scorrevole. Difatti la storia parte da un punto che non è proprio un inizio, quindi la protagonista comincia a raccontare cos’è successo, e quando si dovrebbe entrare nel vivo della storia, invece è ancora un punto fermo. Parlo della Londra futuristica.

La Londra futuristica non mi è piaciuta particolarmente, non tanto per il mondo in sé, ma proprio per la narrazione pesante e perché non è stata vissuta. Marguerite, la protagonista, passa questa avventura quasi completamente nella sua testa; è un momento molto particolare per lei, ci sta, ha perso suo padre e si è lasciata convincere (da se stessa e dall’amico Theo) ad andare alla ricerca del responsabile attraverso mondi paralleli, quindi il momento introspettivo è senza dubbio giustificato, i flashback pure, ma ciò che lei vive in quella dimensione ne soffre parecchio. Difatti mi stava iniziando a piacere dal momento che hanno incrociato Paul e da lì la rissa, ma appena succede, ecco che abbandoniamo quella dimensione per spostarci in un’altra.

Prima di parlare quindi del vivo della trama, parto col dire che, a me, Paul è piaciuto subito. Al contrario di Theo.

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Paul viene presentato come il cattivo fin da subito; Theo e Marguerite, dopo aver perso il padre di quest’ultima, decidono di intraprendere un viaggio attraverso i mondi paralleli alla ricerca di Paul il traditore, colui che ha assassinato l’uomo, con l’intenzione di ucciderlo. Questo è senza dubbi uno dei punti che più mi ha stonato: cioè, questi due senza aver neppure aspettato che la polizia lo giudicasse colpevole (perché era solo un sospettato), prendono di petto l’iniziativa di andarlo a cercare per ammazzarlo ò.ò
Sì, abbiamo visto infine che Theo aveva tutte le ragioni per farlo, che di certo non era il tradimento da parte di Paul, ma Marguerite accetta di buon grado la cosa. O almeno agli inizi, perché quando appunto si cominciano a vedere i flashback, si intuisce fin da subito che non riesce a pensare di uccidere qualcuno, che sa di non poterlo fare, perché in fondo prova qualcosa per lui e lo si intuisce dal secondo o dal terzo capitolo, anche se poi, accidenti, ci prova pure. Si nota fin da subito che Theo ha una grande influenza su di lei, o almeno la ha finché non riesce a parlare con Paul e tutto il castello di carte crolla. Paul è innocente.

Il triangolo amoroso è un cliché che a volte apprezzo e a volte proprio no. Diciamo che in questo libro è più per la seconda che per la prima. Sarà che per me non c’è mai stata storia, Paul vinceva a mani basse fin dai primi capitoli, quando ancora lo si considerava colpevole, se non quando la notte passata insieme nella Londra futuristica, Theo ha rifiutato di stare nello stesso letto con lei.
Quella che più mi ha dato fastidio però in questo senso è stata Marguerite. L’eterna indecisa, mio Dio. Amava entrambi, in un modo o nell’altro, e lo si è capito quando ha pensato che Theo avesse perso la sua occasione, che lei ci sarebbe potuta stare. Ma-
Poi vabbeh, finalmente si rende conto di amare Paul. E meno male. Anche se, in questo caso, il tipico triangolo si trasforma in un’altra figura geometrica quando pensiamo a Paul, perché lei, più del suo Paul, si innamora dell’altro Paul, quello appartenente alla dimensione sulla Russia zarista. E la capisco, accidenti, perfino io che sono lesbica ho amato quel Paul: ho amato loro come coppia; stavo per entrare nelle pagine del libro a dire “Now, Kiss!”.

Fap-now-kiss-l
Quello che mi spaventa adesso è che Firebird fa parte di una trilogia, quindi ci sono altri due volumi in cui tutto potrebbe (potrebbe, spero di no) cambiare: e se succedesse qualcosa fra Marguerite e Theo, da mettere in discussione ogni cosa con Paul? Non potrei sopportare altre indecisioni da parte di lei. E nemmeno che finisca con Theo. Perché no.

In generale però ho amato la protagonista. Davvero. All’inizio ero parecchio confusa su di lei, non sapevo se mi piacesse o meno, non la inquadravo, ma dopo mi si è trasformata in una piccola combattente decisa, pronta perfino a commettere uno sbaglio pur di non perdere la sua battaglia. Grande e applausi. Anche se non sono ancora certa che abbandonare Theo nel sommergibile sia stato uno sbaglio, eh.

Parlando della dimensione sulla Russia zarista… è stato il top. A parte che è stata senza dubbio la dimensione meglio gestita e vissuta, la Marguerite di quel posto, come si è comportata e la storia, i suoi fratelli, le emozioni fra suo padre e il Luogotenente Markov… amo. Veramente, ho amato quella parte. Non ci sono parole, sono state senza dubbio le pagine che più mi sono piaciute di tutto il libro!
Mi è dispiaciuto moltissimo per la fine che è stata, fra lui deceduto e la Granduchessa Marguerite (o Margarita) a cui sono stati strappati gli ultimi momenti che avrebbe potuto passare con lui, poiché è stata l’altra Marguerite a viverli (e soprattutto pensando che avrebbe presto sposato un altro; evviva l’allegria). Diciamo che c’è stata una gran ingiustizia di fondo, anche se la loro storia d’amore è stata senza dubbi la miglior cosa del libro (se escludo la trama generale sulla Triad).

«Ogni Marguerite» è la miglior citazione del libro. Bellissima.

La seconda cosa che più mi ha stonato però è stata la morte del Luogotenente Markov. Non la morte in sé, ma ecco, mi avrebbe potuto emozionare di più se non ci fosse stato scritto “e poi è morto”. Giuro, mi ha distrutto. No, non nel senso di emozionante, ma l’esatto contrario: mi ha troncato tutto l’affetto che provavo per il personaggio e per la sua storia con lei, tutto il pathos è andato a farsi friggere, perché mi è parsa terribilmente fuori luogo. Mi sono sentita strappare via dalla storia per ritornare alla mia scrivania e alzare la testa in un “eh?”. Veramente, è stato orribile. Poteva dire che aveva chiuso gli occhi, smesso di respirare, che non si muoveva più, che era diventato plastico, vuoto, quello che le pareva, e POI dire “è morto”, ma quella battuta e poi subito dopo, nella stessa frase, il “e poi è morto” è stato un pugno nello stomaco.
Spero di non averla mai scritta io una cosa del genere, andrò a controllare. La peggior cosa del libro.

Quando il Luogotenente Markov è morto abbiamo tutti avuto paura che anche Paul, il Paul della dimensione di Marguerite, sarebbe morto con lui, ma per fortuna ce lo ritroviamo poco più avanti, nella dimensione che proprio lui stava cercando, quella tanto simile alla loro, se non per qualche particolare. E qui si entra nel vivo della trama principale, scoprendo il vero nemico della situazione, Wyatt Conley, e cosa vuole, Marguerite Caine. Oh, finalmente si scopre cos’ha di tanto importante questa ragazza che riesce a passare da una dimensione all’altra senza dimenticarsi di chi è, senza aver bisogno di promemoria, riportandoci a un fatto accaduto mesi prima, chiamato l’Incidente. L’Incidente che è stato orchestrato da Wyatt Conley, quello appartenente all’universo poco più avanzato del loro.
È stato un colpo di scena, finalmente, soprattutto perché su Theo, al contrario, ho sempre avuto dubbi.
Non sono mai riuscita a fidarmi completamente di quel ragazzo, c’era qualcosa che non andava, non mi ispirava fiducia, nonostante Marguerite pendesse spesso dalle sue labbra, incanto che si spezzava solo con la fiducia riposta in Paul.
Quando quest’ultimo ha detto che c’era qualcos’altro che voleva verificare e che non poteva dirlo a lei, ho pensato chiaramente e senza ombra di dubbio che qualcuno vicino a loro avesse in mente qualcosa, una spia di Conley. Per una volta, e solo quella volta, avevo cercato di dare fiducia a Theo, perché sarebbe stato troppo facile accusare lui, e la mia attenzione aveva cambiato bersaglio, pensando a Josie, la sorella maggiore di Marguerite. Perché? Perché è intelligente come i suoi genitori, studia oceanografia e sembrava essere messa troppo da parte. Quando si è passati alla dimensione dove l’acqua ha sommerso gran parte delle terre e si studia oceanografia come mai prima di quel momento, ho pensato di averci preso, e invece no, proprio in quell’attimo in cui ho abbassato la guardia, Theo si è mostrato per quello che è sempre stato: un altro Theo. La spia perfetta. Il Theo della dimensione del Wyatt Conley bastardo. Il Theo che ha spinto Marguerite a fare quel viaggio con lui per testarla e poi consegnarla a Conley. Anche se la ama. Ebbhè.
Ho avuto i brividi quando Paul ha iniziato a parlare di quel liquido verde brillante che dava quasi l’assuefazione di una droga. La scena dove lei si gira e guarda Theo, che la sta fissando. Quel momento, quella scena, quegli sguardi. Wow. Mi è piaciuto molto. Da lì si è capovolto tutto e Marguerite ha dimostrato di saper lottare, e anche di saper fare scelte rischiose, come condannare Theo a restare in quella dimensione strappandogli il Firebird, o come rischiare di morire pur di non lasciarlo vincere. Perché diciamolo, se non fosse arrivato Paul, sarebbe morta assiderata. E per la seconda volta XD

Il mio dubbio, adesso che aspetto il secondo volume? Che Paul non sia quel Paul. Ho paura di scoprire che il Paul della fine, quello che Marguerite e Theo (quello della sua dimensione) aspettano fuori dalla porta, non sia quello vero. Non credo per il semplice fatto che Paul è sempre stato più sveglio di Theo e perché non si è mai fidato di Conley, eppure la paura c’è.
Beh, vedremo! Aspetto con ansia il secondo volume!

In conclusione, l’idea del passare attraverso mondi paralleli non è così originale, nel senso che anche io ho avuto idee simili, ci ho sempre pensato da quando, da bambina, vedevo I Viaggiatori alla tv (Sliders è il titolo originale; un telefilm dove un gruppo di amici viaggia attraverso le dimensioni cercando di ritornare a casa, nella propria), è un concetto che mi ha sempre affascinato e ammetto che è stato questo a spingermi a voler leggere il libro, ma la tecnologia del Firebird, i personaggi, Wyatt Conley e ciò che lo riguarda, com’è stata sviluppata e cosa ci si è ricamato sopra è decisamente originale e mi è piaciuto da impazzire.


Se dovessi dare un voto da uno a cinque, propenderei per un 4,7. Se dovessi arrotondare, allora 4,5, perché su alcune cose proprio non riesco a passare sopra.



 

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Aspettando il secondo volume anche in Italia.

«Dov’eri?» gli chiedo. «Sei partito subito, o hai avuto bisogno di un promemoria?»
«Mi sono diretto da te appena arrivato qui. Non ho più bisogno dei promemoria» dice Paul.
«Non ne hai bisogno?» dico corrugando la fronte. Accanto a me, Theo si raddrizza sul sedile.
«Nell’ultima dimensione che abbiamo visitato, la Triad ha sviluppato un mezzo per permettere alle sue spie di mantenere il controllo per tutta la durata dei loro viaggi. È una droga: è dannosa, e a volte difficile da trovare, quindi non è una soluzione definitiva, ma funziona a piccole dosi» dice Paul. «Si può ottenere mescolando ingredienti comuni, facilmente reperibili in quasi ogni dimensione. La chiamano il grimaldello. È un liquido iniettabile, ha questo colore verde brillante…»
Paul continua a parlare. Non sento più quello che dice.
Lentamente abbasso lo sguardo verso Theo, che mi sta fissando dritto negli occhi. Non dice niente: sa che io so. Il grimaldello. Il liquido verde che ho visto Theo iniettarsi a Londra. È la stessa droga.
Theo non farebbe mai…
No. Il mio Theo non lo farebbe.
Ma questo non è il mio Theo.

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