Quel concetto complicato che è il libero arbitrio

Marica ha un panino: cicciotto, pieno di guarnizioni, fa venire l’acquolina in bocca a chiunque. Federica invece non ne ha nessuno perché a casa aveva il frigo vuoto. Marica allora vuole dividere il suo panino con Federica ma ops, Cecilia, una loro conoscente, non condividerebbe mai il suo panino con nessuno e vieta a Marica di farlo pure lei.
Oppure. Stefania è malata e se non riceve subito un rene nuovo è per lei la fine. Per fortuna c’è Clara, sua sorella, che è perfettamente compatibile e vuole donarle uno dei suoi. Loro sono d’accordo, è tutto a posto, se non fosse per zia Maria che no, cavolo, lei non lo farebbe mai! Scherziamo? Lei i suoi reni non li darebbe a nessuno e, per questa ragione, vieta anche a Clara di farlo.
Vi sembra assurdo? Eppure molta gente è così che ragiona. Parliamo di libero arbitrio. Parliamo di GPA!


“Il libero arbitrio è il concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona è libera di scegliere da sè gli scopi del proprio agire, tipicamente perseguiti tramite volontà, nel senso che la sua possibilità di scelta è liberamente determinata.”

Wikipedia

La GPA è una parola che ancora spaventa molti! In verità se ne parla poco e di quel poco che se ne parla per la maggiore se ne parla male. C’è molta disinformazione al riguardo e alla gente, in generale, piace parlare di tutto anche senza avere basi di conoscenza di nessun tipo dietro, o magari solo per sentito dire. “Concetta la panettiera ha detto che Paola la parrucchiera le ha detto che Matteo il pescatore ha letto su un giornale prestato dal cugino Antonio che Maria, la nipote piccola di zio Pietro quello del mercato, quella andata all’estero, adesso è incinta ma che il bambino non è suo, no, lo deve dare a un’altra coppia per soldi! Cee, che vergogna! Mannaccia lei!” Le cose potrebbero benissimo andare così XD

Ma cos’è davvero la GPA? La faccio breve perché non è il fulcro principale dell’articolo. GPA sta per gestazione per altri ed è la pratica, come avrete intuito, che vede una donna portare avanti una gravidanza per persone terze. Queste persone terze possono essere una coppia composta da un uomo e una donna dove lei è sterile, una coppia di due uomini, o una persona single, donna sterile o uomo. Molte delle persone contrarie la chiamano con il più grezzo utero in affitto. È più dispregiativo, non usano quello più corretto a caso, il loro intento sembra proprio quello di voler offendere.
Ci sono due tipi di GPA: quella dove la donna portatrice dona il suo ovulo per essere fecondato dal gamete del futuro papà, o uno dei due futuri papà, quindi sarà anche la madre biologica del nascituro; oppure quella dove la donna portatrice non ha alcun legame biologico con il bimbo poiché il gamete femminile è donato da una donna esterna, a volte anonima, dipende da lei. Quella più usata è senza dubbi la seconda.

La GPA è quindi è una pratica dove una donna si offre volontaria di portare avanti una gravidanza per altri. E sottolineo offre volontaria.

Ultimamente leggo fin troppo spesso su Facebook di persone contrarie, per altro moltissime donne, perché loro non lo farebbero mai. Ho perfino discusso con un’amica sul social che si definisce femminista ed è contraria. È contraria perché molte donne vengono sfruttate e forse nella sua ingenuità (perdonami il termine usato, se dovessi mai leggere queste righe) pensa che vietare nel mondo questa pratica salvi le donne sfruttate, e tutto in nome del femminismo. No.
Chiariamoci, cari lettori, è vero, nel mondo alcune donne vengono sfruttate per questo! E nessuno lo nega! Le donne vengono sfruttate per questo come vengono sfruttate per altre mille cose. È una realtà ORRIBILE che bisognerebbe combattere con ogni mezzo necessario, ma vietare del tutto una pratica che può far felici delle persone per questo davvero aiuterebbe la causa? La risposta è no.
Le donne sfruttate per portare avanti una gravidanza sotto compenso sono donne povere, di paesi poveri, dove la pratica non è affatto regolamentata! Sono disperate e pensano di fare soldi “facili” (le virgolette sono d’obbligo; non è che sia proprio facile, in realtà). Loro sono vittime innocenti di un gioco sporco in mano a persone ricche che arrivano magari dai paesi esteri.

In questi casi cito sempre l’India. In India la pratica è permessa, è semplicemente legale (a sole coppie uomo-donna e nessun single), ma non è regolamentata. Le donne che si mettono a disposizione per questa pratica sono per la maggior parte povere e lo fanno unicamente per denaro. Non credo abbiano alcun tipo di supporto.
Chi va in India con l’intento di accedere a questa pratica è quasi un criminale. Quasi perché in realtà non lo è, essendo garantito dalla legge, ma sa di sfruttare qualcuno e a suo modo si rende complice.
Di chi è la colpa, in questo caso? Dello Stato. Ma non perché permette la pratica, ma perché la lascia allo sbando.
Seguitemi e cercate di capire! Negli USA, o in Canada, per fare un altro esempio, le cose vanno molto diverse. La pratica è permessa, perfettamente legale e aperta a tutti, ma è strettamente controllata! Le donne che si prestano per la GPA devono iscriversi a delle agenzie e devono rispettare certe caratteristiche come aver già dei figli propri (indispensabile, deve sapere quello che fa) e arrivare ad avere un certo reddito (e quindi non essere povere). Il compenso in denaro c’è, sì, e molto va a spese per la gravidanza e per l’agenzia, che non si paga da sola. Non dirò bugie: per avere un figlio in questo modo bisogna spendere davvero un sacco di soldi, soprattutto se arrivi dall’estero. E questo lo specifico.

Se in India le donne lo fanno perché hanno bisogno di soldi, qui che di soldi non ne hanno l’imminente urgenza perché lo fanno? Tenetevi pronti che sto per svelarvi un segreto: perché vogliono.
Non sono costrette, non sono povere, non stanno vendendo nessun figlio loro (che magari non ha nemmeno legami biologici) che i figli loro li hanno a casa, ma è solo che vogliono farlo. Perché a loro piace stare incinta (avevo letto l’intervista a una donna a cui piace la sensazione di restare incinta, anche se può sembrare assurdo a chi magari soffre molto al momento del parto, perché c’è anche chi non soffre. Un altro segreto in arrivo: le donne non sono tutte uguali), perché piace il fare una buona azione, perché magari qualche soldo ci entra e male non fa di certo, che sia, ma l’importante, e basta questo, è che vogliono farlo! Nulla di più, non serve altro.

Se una donna vuole farlo, e si sta parlando del SUO corpo e non parla a nome di nessun altro corpo al mondo, perché alcune donne e anche uomini vogliono impedirglielo perché loro non vorrebbero farlo mai?

Il libero arbitrio, signore e signori. E anche il caro e giusto “il corpo è mio e decido io”, “il corpo è mio e lo gestisco io”: sentimenti che dovrebbero appartenere a ogni femminista per definizione. Ognuno pensi per sé.
E specifico, ancora, “ognuno pensi per sé” fintanto che non c’è nessuno sfruttamento! E quando si parla di GPA, si parla di questo: non di sfruttamento, ma di donne libere.

C’è molta confusione, ahimè, e disinformazione. Spesso si pensa che non possa esistere nel mondo una donna capace di portare avanti una gravidanza per altri che, al momento del parto, è felice di dare quel bimbo che non è mai stato suo a queste persone, che sono i reali genitori. Perché la gente commenta di pancia, non ci riflette abbastanza e passa ogni giudizio sotto il filtro delle sue esperienze personali. E le esperienze personali, davvero, non sono e non saranno mai verità assoluta e oggettiva. Il personale resta solo personale.
Se una donna non si sente di portare avanti una gravidanza per altri è liberissima di non farlo e nessuno la deve o la dovrebbe obbligare in questo (altrimenti è lì che c’è lo sfruttamento). Ma allo stesso modo non può decidere per un’altra che non è lei.
È come per l’aborto: molte donne non si sognerebbero mai e poi mai di abortire, ma non per questo dovrebbero negare a chi invece vorrebbe farlo la libertà di farlo. E per la stessa ragione, in un mondo civile, non dovrebbero esistere obiettori di coscienza: è una parte del vostro lavoro e se non volete farlo, semplicemente, cambiate lavoro.
Libero arbitrio, ognuno sceglie per sé e per il proprio corpo! Dovrebbe stare alla base della civiltà (quando tutto rientra nelle leggi ed è regolamentato e controllato, ripeto, sia mai che mi si accusi di approvare lo sfruttamento che è l’ultima cosa che voglio). Dove una pratica è regolamentata ed estremante controllata lo sfruttamento non c’è.

Ci tengo a specificare che, all’inizio dell’articolo, non è mia intenzione mettere a paragone una gravidanza e un panino: il paragone c’è solo laddove si parla di libero arbitrio, che è il fulcro del mio strampalato discorso. E specifico anche che parlo di GPA nel mio piccolo, perché ho letto molto e mi interessa restarne informata, ma non sono un esperto del settore in alcun modo.
Se ho parlato con poca cura della questione mi scuso, ma come ho detto e ripetuto volevo più che altro parlare del “io non voglio farlo e voglio negarlo agli altri”, non della maternità surrogata in sé.

Vi lascio ad alcuni articoli interessanti che potete leggere sull’argomento e… alla prossima!

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