Capitolo uno. Il suo corpo vibra

Il suo corpo vibra

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capitolo 1 il suo corpo vibra

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«Quando sfioro la sua pelle, il suo corpo vibra. Ha come questa scarica improvvisa, uno spasmo involontario… E lei se ne rende conto, lo sa, per quello mi guarda come un leone pronto a ruggire e fa qualcosa subito, come se volesse… togliersi da quella situazione! Perché le piace, sono sicura che le piaccia, ma credo la faccia sentire… come-», prese una breve pausa, prendendo fiato, «come indifesa, impreparata; per un momento è senza armi e ha paura», scosse la testa. Si guardò attorno, osservando poi il movimento delle automobili sotto il ponte. Sorrise. «Lei non è abituata a lasciarsi andare. È una vita che combatte e credo che una parte di lei si fosse arresa da tempo all’idea di non saper riuscire a fare altro… La capisco perché… beh, perché è lo stesso per me. Sono sempre scappata; ho dormito spesso con un occhio aperto e altre volte non ho dormito affatto, con una pistola sempre pronta sotto il cuscino. Non mi sono mai affidata né fidata di nessuno. È una cosa nuova per entrambe», sorrise di nuovo, alzando la testa verso il traliccio, alla telecamera. «Il suo corpo vibra perché non è abituato a niente di tutto questo. A essere toccata… beh, così, con amore», incurvò la testa. «È rimasta per così tanto tempo da sola che il suo corpo reagisce a un contatto come se facesse i fuochi d’artificio», rise, abbassando la testa. Finalmente udì dei passi alla sua destra e la vide arrivare. Root si voltò ancora una volta verso la telecamera e sussurrò un’ultima cosa: «A chi non piacciono i fuochi d’artificio?», sorrise. L’aspettò e, appena le fu abbastanza vicina, l’abbracciò, passandole le mani sulle braccia nel tentativo di riscaldarla.
Shaw sorrise, abbassando lo sguardo. Il naso rosso per il freddo, le guance rosa, le labbra screpolate. Si dissero qualcosa, una parola, e la guardò, così si avvicinarono di più e si baciarono, con in sottofondo il traffico delle auto che sfrecciavano sotto di loro.
Iniziarono a camminare sul ponte e Root lanciò un ultimo sguardo alla telecamera, sorridendo, prima di baciare Shaw sulla cuffietta e allontanarsi insieme, mano nella mano.

da PoI a real life
Lo sguardo alla telecamera sul traliccio, il bacio, e Root e Shaw si allontanavano insieme. La registrazione finì e lo schermo diventò nero. Molti applaudirono e si congratularono per la bella scena, mentre altri ancora discutevano sulle luci e su quanta o meno attenzione si desse alle automobili che passavano sotto il ponte. Amy e Sarah applaudirono con i primi, sorridendo. Era venuta bene. Erano fiere del risultato e di come tutto stava riprendendo vita. Era pur vero che non si trattava ancora di una cosa certa, era solo una delle scene che stavano girando per mettere alla prova un possibile spinoff di Person of Interest incentrato sui loro personaggi, ma era un’opportunità che si sarebbero godute al massimo.
Quando Amy era stata contattata per discutere di un’eventuale spinoff per poco non cascava per terra, se non ci fosse stata una sedia. Non raccontava idiozie quando disse che avrebbe continuato a interpretare Root per tutta la vita: sentiva che era una parte di lei; era così facile entrare nel personaggio, era così facile volerle bene. Le piaceva qualsiasi cosa le riguardasse. E Sarah, che non ci sperava neppure, era rimasta con la bocca aperta. Aveva risposto che era disponibile, certo aveva detto, ma le pareva tutto così surreale che non ci aveva creduto davvero finché non si era diretta lì, in studio, e le avevano spiegato come avrebbero voluto girare delle scene per capire se poteva o meno funzionare.
Root e Shaw si sarebbero ritrovate grazie alle indicazioni date in un’ultima telefonata della Macchina con la seconda. Root non era morta. Aveva finto il suo decesso per spronare Harold a dare più potenza alla Macchina e poi si era nascosta; aveva sempre lavorato con lei alle spalle degli altri, per proteggerli e, una volta che tutto era finalmente finito, aveva espresso il desiderio di ricongiungersi con Shaw. Non vedeva l’ora di riabbracciarla. La Macchina era stata liberata e ognuno di loro poteva ora costruirsi una vita e un futuro lontano dal lavoro a tempo pieno di salvaguardare le vite degli altri. La trama del possibile spinoff si sarebbe incentrata su una domanda: Root avrà davvero smesso di lavorare con la Macchina?
Il buon budget offerto da Netflix, unito all’esperienza di un’ottima regista che già aveva lavorato ad altre produzioni originali del noto servizio di streaming, grandi produttori e scenografi, scrittori, e all’intraprendenza e alla passione che dimostravano le due attrici, oltre a un notevole seguito di base, erano gli ingredienti che avrebbero potuto rendere la nuova serie un successo. Al momento, il titolo provvisorio era 4A – A Shoot Spinoff. Nulla di troppo lontano dalle molte supposizioni online. Oh, online non era ancora trapelato nulla, era solo la speranza di quei tanti fan che firmavano la petizione e dedicavano intere giornate a cinguettare per la causa su Twitter. Nessuno poteva dir nulla finché il nulla era ancora incerto, e di certo non Amy e Sarah, che non vedevano l’ora di poter condividere la loro gioia su internet.
Uno dei produttori, Mark Hadford, si alzò dalla sedia e andò a congratularsi con una stretta di mano con le due donne di persona. «Questa scena finora è la mia preferita», ammise sognante, grattandosi la folta barba, «Se queste sono le premesse… quando si comincia a fare sul serio? Non vedo l’ora».
Entrambe risero.
«È quello che speriamo», disse subito Amy.
«Se riusciamo a incantare i piani alti… Io sto già firmando», proseguì Sarah, sotto lo sguardo d’intesa di Amy, che annuiva.
«Sto già firmando anch’io», rispose lui, per poi allontanarsi.
Le due si scambiarono un’occhiata e scoppiarono a ridere, felici di quella nuova occasione di lavorare non solo nei panni di personaggi che amavano, ma anche di farlo di nuovo insieme.
Lasciarono lo studio e si allontanarono tutti per fare la pausa pranzo. Amy e Sarah non si cambiarono, dopo avrebbero dovuto girare un’altra breve scena, uno scambio di battute, e si portarono i copioni appresso com’erano solite fare. Qualche telefonata alla famiglia, un breve giro sui social per restare aggiornate sulle ultime novità ed erano di nuovo fuori, a fingere che ci fosse più freddo di quanto ne faceva, in un parco. Root e Shaw erano vicine, discutevano su qualcosa, e un nuovo personaggio entrò in scena all’ultimo, sparando un colpo verso un passante. Il passante in realtà non c’era, non avevano ingaggiato nessuno se non il tiratore, ma le due dovevano fingere ci fosse e correre verso di lui per soccorrerlo. Qualche passo ancora e la regista fermò tutto, annunciando che avrebbero rigirato la stessa scena anche l’indomani. Molti avevano il sentore che in ogni caso sarebbe stata una scena tagliata e che esisteva solo per testare possibili svolgimenti di trama.
«Ho bisogno di una doccia», rise Sarah, togliendosi la cuffietta nera dalla testa e liberando i capelli dalla coda. Era piccola rispetto a quando aveva i capelli lunghi, e anche se era possibile che Shaw si fosse tagliata i capelli, il suo look non avrebbe subìto una grande variazione e la coda era d’obbligo.
Amy l’aveva guardata, annuendo e concordando. La vide sfilarsi la giacca di pelle che da Root era passata a Shaw quando aveva finto la sua morte, con attenzione, sorridendo. «Oh, cavolo, credo di odiarti un po’».
Sarah rise: «E perché mai?».
«Adesso hai tu la giacca di pelle. Mi manca», finse dispiacere con una smorfia e scoppiò a sorridere di nuovo, così Sarah alzò le braccia, le passò dietro, e cercò di mettergliela sulle spalle.
«Così va meglio?», le rispose nel tentativo, sporgendosi un po’. Scese le mani intanto che Amy alzava le sue per non farla cadere, sfiorandosi. Oh, Sarah lo aveva sentito. Lo aveva sentito altre volte ma in effetti non ci aveva mai fatto caso prima di allora, quando c’era stato quel momento fra Root e la Macchina in attesa che arrivasse Shaw, sul ponte: il corpo di Amy aveva vibrato. Sarah la guardò non nascondendo una certa curiosità e Amy sorrise, lasciandola per andare alla sua roulotte. Le avrebbe restituito la giacca di pelle più tardi, dopo la doccia.
Ci aveva riflettuto tutto il tempo, mentre l’acqua le scendeva copiosa addosso e si insaponava: Amy non era per niente simile a Shaw, né aveva avuto le esperienze di Root, per fortuna, anche se lei e il suo personaggio erano molto legate. Uno spasmo involontario perché il corpo non era abituato a essere toccato in quel modo. Era decisamente da escludere, se non altro perché era felicemente sposata da tredici anni. Era strano. E voleva assolutamente saperne di più.
Si era fatta portare del cibo da asporto e si era diretta alla roulotte di Amy. Durante le riprese di Person of Interest lo avevano fatto spesso: avevano passato le ore a parlare di quanto avevano in comune e di quanto invece erano come due poli opposti. Sperava avesse già finito la doccia e che, in special modo, non avesse ancora mangiato. Bussò. Attese un po’ ma, non ricevendo risposta, bussò di nuovo, avvicinandosi alla portiera. Finalmente udì dei passi e attese che lei aprisse, scoprendo che aveva ancora i capelli bagnati ed era in accappatoio. Sarah estrasse un sorriso e alzò i sacchetti: «Chi ha voglia di messicano?».
Amy sorrise, lasciandola entrare.
Sarah si sedette sul divanetto davanti al tavolino e poggiò i sacchetti, decidendo di sistemare tutto mentre Amy si metteva qualcosa addosso. Prese due piattini dal pensile e delle forchette e coltelli. La roulotte era uguale alla sua, sapeva già dov’era tutto il necessario. Sistemò sul tavolino, poi si rialzò per prendere delle tovagliette, vedendo appesa sulla maniglia della porta del bagno la giacca di pelle di Root. Le ritornò in mente il corpo che vibrava e pensò di essere stata una sciocca a pensare ad un collegamento con ciò che aveva detto Root su Shaw e non invece alla cosa più logica: il contatto era inaspettato e si era spaventata. Poteva essere, no? Certo che poteva essere.
«È pronto da mangiare?».
Sarah si destò e voltò subito, scorgendo Amy: si era messa un jeans e una maglietta fine, con le maniche tirate verso il gomito. Sorrise con qualche secondo di ritardo. «Sì, stavo appunto per prendere le tovagliette».
Si accomodarono l’una accanto all’altra, sistemandosi sul divanetto. Erano proprio eccitate all’idea di ricominciare un’avventura con Root e Shaw, e in uno show solo loro, anche se nulla era certo. Affondando i denti in un beef burrito, iniziarono a raccontarsi di scene tutte loro, viaggiando con la fantasia, cosa avrebbero voluto che accadesse e cosa si aspettavano dallo spinoff: da altre guide spericolate con i piedi sul volante per sparare con fucili ad alta precisione a sparatorie l’una a fianco dell’altra, mentre discutono sulla loro relazione e, magari, di come finiscono di nuovo per riavere una vita simile. E poi c’era Bear. Dovevano assolutamente riavere Bear, il cane. Ridevano e si guardavano, per ridere di nuovo, finendo anche il pollo arricchito di salsa barbecue. Finito anche l’ultimo anello di cipolla fritto, si lasciarono andare sul divanetto, bevendo dell’acqua. Le loro bocche erano in fiamme ma ne era valsa la pena.
«Pensi davvero che faremo questo spinoff?», chiese Sarah a un certo punto, guardandola negli occhi.
Amy sorrideva già. Annuì. «Sì. Non saremo qui, altrimenti. Non è ufficiale, ma sarà questione di poco… Ci fanno girare queste scene per avere un’idea di come svilupparlo, credo, ma anche già solo il fatto che le stiamo girando è-», s’interruppe per dare più enfasi alle sue parole, «Vuol dire tutto», disse con eccitazione, alzandosi il tanto per riprendere di nuovo il bicchiere d’acqua.
Sarah la scrutò per un po’, mantenendo il sorriso sulle labbra, e poi fissò il soffitto, pensandoci. Pensando alle scene e alla vibrazione del corpo di Amy quando si erano sfiorate, vedendo la giacca con la coda dell’occhio. Si erano toccate spesso e si toccheranno ancora più spesso da quel momento in avanti, recitando come una coppia. Ah… era diventato di nuovo strano. Andava bene lo spavento, ma la vibrazione era un’altra cosa. Girò gli occhi di nuovo verso di lei e la sorprese a guardarla. Lo faceva sempre. Poi bevve di nuovo, appoggiando il bicchiere vuoto.
«Ti ricordi la scena del ponte? Quando parlavi-», si corresse, mordendosi un labbro, «Quando Root parlava con la Macchina?». Si accertò di continuare dopo averla vista annuire. «Root parlava della vibrazione del corpo di Shaw, perché lei non è abituata a essere toccata in un certo modo, è sociopatica, eccetera…». Aspettò che annuisse di nuovo. «È strano», si lasciò scappare una risata, avvicinandosi a Amy, che si mise composta con la schiena, «Quando ti ho messo la giacca di Root addosso tu hai tremato, hai vibrato come Shaw».
«Davvero?».
«Sì».
«Non me ne sono accorta».
«Io subito! Ci ho pensato per tutto il tempo perché è buffo… Io che faccio Shaw non ho vibrato, mentre tu che fai Root sì: il contrario».
«È vero», rise e Sarah con lei. Si sporse verso il tavolo e si gettò di nuovo acqua nel bicchiere, ricominciando a bere, sotto lo sguardo pensieroso di Sarah.
«Perché hai vibrato?».
Inghiottì l’acqua e poggiò il bicchiere sul tavolino, pur continuando a tenerlo stretto. «Non lo so», scrollò di spalle, «Non ricordo nemmeno di averlo fatto».
«È uno spasmo involontario», ripeté Sarah, accostando la sua mano sinistra sul braccio destro di Amy.
Quest’ultima restò ferma, con la mano stretta al bicchiere, in attesa. Sarah passò i suoi polpastrelli velatamente sul braccio, facendole entrare i brividi. Amy dovette chiudere gli occhi in modo meccanico e Sarah sorrise di nuovo.
«Cosa hai sentito? Hai vibrato?», le domandò e Amy scosse la testa.
«Dal freddo», simulò i brividi con la voce, reggendosi le braccia.
L’altra si alzò dal divanetto e prese la giacca di pelle di Root, riavvolgendogliela addosso. Risero ma si persero lentamente, guardandosi negli occhi. «Allora non era frutto della mia immaginazione…», sussurrò Sarah e Amy aggrottò le sopracciglia.
«Cosa?».
Sarah si sporse e le toccò una guancia. Il suo corpo vibrò ancora. Amy lo sapeva. «Il perché il tuo corpo vibra», rispose.
Si fissarono ancora, vicinissime. Gli occhi e le labbra. La mano di Sarah ancora sulla guancia sinistra di Amy, il cui pollice aveva iniziato ad andare su e giù, in una dolce carezza. Si guardarono attentamente un’ultima volta, poi si avvicinarono e trovarono l’una le labbra dell’altra. Premevano con forza, piano, poi più forte, approfondendo il bacio, e Sarah spostò la mano dalla guancia alla nuca, spingendola verso di lei. Le mani di Amy le presero le guance e le accarezzarono il viso.
Era diverso. Si erano baciate altre volte in favore di una telecamera, e avevano riso, perfino con palese imbarazzo, per girare alcune scene. Scene che, peraltro, la CBS aveva deciso di tagliare e avevano cercato di renderle più sobrie possibili, lasciando che in tv passasse più l’idea di un bacio che un bacio reale. Sarah e Amy avevano cercato di baciarsi spesso senza baciarsi realmente, davanti alla telecamera, mentre Shaw e Root si erano baciate tanto. Questa volta non c’era alcuna telecamera davanti, non cercavano di baciarsi senza baciarsi realmente per non far tagliare scene alla regia, non fingevano, e non erano Shaw e Root: erano solo Sarah e Amy. Sarah e Amy che si baciavano nella realtà, dov’erano entrambe sposate, dove avevano entrambe dei figli, dove non si amavano come si amavano Shaw e Root ed eppure qualcosa era successo. Qualcosa che non doveva succedere mai più.

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.angolo autrice

Nuova fan fiction, per la prima volta sul blog ^_^ Ci/Mi/Vi farà compagnia per i prossimi nove lunedì; un capitolo a settimana.

È una fan fiction su Root e Shaw, è una fan fiction su un possibile spinoff, è una fan fiction su Amy e Sarah. È la prima volta in assoluto che scrivo una fan fiction usando persone realmente esistenti: inizialmente non lo volevo nemmeno fare, ma l’ispirazione ahimè non è stata clemente e ho deciso di seguirla; spero di non fare danni. Se mai Amy Acker o Sarah Shahi dovessero scoprire questa fan fiction… la farò sparire dalla faccia della Terra ^_^

Detto questo, alcune note…

  • Scrivendo di personaggi non miei e di persone reali ho dovuto in un qualche modo farle “mie” (non in quel senso, aemh…); non le conosco in ogni particolare e, in special modo per le seconde, delle cose me le sono dovute inventare (ad esempio, non so neppure se a loro piace mangiare messicano)
  • Ho mantenuto il finale di Person of Interest, pur avendo volutamente modificato delle cose per rendermi il lavoro più facile (quindi se state pensando, in questo o nei capitoli futuri, “ma è successo questo e non proprio quest’altro” sappiate anticipatamente che non m’importa, è fatto apposta!)
  • Non so come si svolgono realmente le cose dietro il set di un telefilm, quindi la maggior parte delle scene che riguardano questo aspetto sono inventate, idealizzate
  • A parte Amy e Sarah (e Netflix, sia mai gli fischiassero le orecchie), gli altri nomi sono di personaggi inventati da me
  • Il titolo di questa fan fiction potrebbe (non ho ancora decisissimo, in realtà) cambiare verso il penultimo/ultimo capitolo (non per niente, c’è l'”Untitled”)
  • Nessun beef burrito è stato sacrificato per la stesura di questo capitolo
  • Questo è il capitolo più corto di tutti: non vi ci abituate 😉

Fatemi sapere cosa ne pensate in un commento, se vi va!
Ci rileggiamo lunedì (prossimo) con il capitolo due: Destino ^_^

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