Che palle queste relazioni etero!

Eccomi tornata con un titolo che ricorda lo scorso articolo, non per niente ne è strettamente collegato. Se non sapete di cosa sto parlando, fate un passo indietro e leggete qui, altrimenti buona lettura!
Ah, piccolo avviso: farò spoiler sull’episodio 13 seconda stagione di Supergirl andato in onda ieri notte negli USA (io lo guardo in diretta dal canale americano la notte): sono spoiler strettamente necessari o mi asterrei, mi spiace!

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Ciao Darwin e il “gay normale”: riflessione che va oltre i 140 caratteri

Andavo alle scuole medie quando davano Ciao Darwin. Era di sabato e per me era il miglior giorno della settimana: non solo si rideva tantissimo per il fortunato programma Bonolis/Laurenti, ma anche perché potevo andare a letto più tardi e perché erano sempre invitati a casa mia una coppia di miei zii con cui amavamo giocare a carte. Insomma, era una festa. Ero felice di sapere che avevano intenzione di riesumare il programma perché mi riporta indietro nel tempo e perché, devo dirlo, le risate come con Ciao Darwin mai da nessun’altra parte. Eppure allo stesso tempo temevo qualcosa: di non ritrovarmi più la spettatrice di un tempo e quindi di non ridere, o di ritrovare un programma diverso o peggio, lo stesso con gli stessi difetti di allora, dove invece di ridere con tutti si preferiva ridere di tutti rischiando l’offesa. Anche perché devo dirlo, io da bambina amavo Bonolis, era uno dei miei conduttori preferiti, ma a volte fa delle battute che più di ridere fanno restare male qualcuno. In ogni caso, non ero del tutto fiduciosa verso il programma, e a renderlo antipatico ci si metteva pure il venerdì: ma con tutti i giorni della settimana, proprio quando trasmettono The Flash e Arrow? Per fortuna seguo la programmazione americana o non ci sarebbe stato Dinoooh che tenga, perché per me avrebbero vinto The Flash e Arrow a mani basse.
Anyway, sto divagando. Ritornando indietro nel tempo, ricordo di quando uno di quei sabato nel vedere Ciao Darwin avevo tredici anni e mia zia era incinta. Giocavamo a carte e, non so quale fosse il discorso adesso, sono passati tanti anni, ma una frase di mio zio mi è rimasta impressa ed è una cosa che, purtroppo, non dimenticherò mai: “Se mio figlio fosse gay? Umh, guai, preferisco che si droghi, guarda”.
Mia zia aveva rimbeccato: “Preferisci che stia male per la droga?”.
Lui aveva risposto: “Almeno dalla droga ne esci, dalla gayte no”.  Continua a leggere